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Da Fattori a Casorati
Viareggio, Lucca
dal 26 giugno 2010 al
12 settembre 2010
Per molti versi quella che
prende il via il 26 giugno 2010 al Centro Matteucci per l'Arte Modena di
Viareggio è una mostra-manifesto dell'attività della nuova associazione
culturale fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura
italiana dell'Ottocento. Tra i principali obiettivi del Centro: indagare,
documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il periodo che va
dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, valorizzando il
collezionismo d'epoca. Banco di prova, davvero complesso, è il tentativo di
ricomporre un'importante collezioni, quella del noto scrittore e critico Ugo
Ojetti, per trent'anni responsabile delle pagine culturali del Corriere
della Sera. Un'impresa ai limiti dell'impossibile in ragione dell'impegno
necessario per ricostruire uno spaccato il più possibile rappresentativo di
quanto egli aveva riunito nella magnifica villa Il Salviatino sui colli di
Settignano. Si è trattato di andare a ritroso, alla ricerca di ciò che lo
scrittore, giornalista e critico acquistò, molto oculatamente riunì, in
decenni di ricerche e frequentazioni di artisti e galleristi. Già
all'indomani della morte (1946), infatti, il suo patrimonio fu oggetto di
una dispersione che si completò con la cessione della villa, trasformata in
albergo. Arredi, opere d'arte, ma anche il grande archivio, vennero ceduti
in momenti e ad acquirenti diversi, rendendo difficile risalire all'intero
compendio artistico-documentario. Le ricerche condotte in previsione della
mostra hanno consentito di ridare innanzitutto forma ai documenti d'archivio
(molti dei quali inediti e inesplorati) e, grazie a questi, risalire
all'ingente collezione. Il lungo lavoro ha evidenziato come i nuclei
originari e fondanti risultino le ricche raccolte dell'Ottocento e del primo
Novecento, in cui trovavano posto sezioni monografiche dedicate ai
Macchiaioli tra cui Giovanni Fattori, a Oscar Ghiglia e Libero Andreotti. Le
raccolte di pittura e scultura erano arricchite da un'imponente corpus di
grafica, prevalentemente otto e novecentesca. Sulla base delle testimonianze
fotografiche e d'archivio è cominciata quindi la ricerca delle opere, spesso
passate più volte di mano e quindi difficilmente rintracciabili. Il
risultato di questo lungo lavoro è godibile nella mostra "Da Fattori a
Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti" dal 25 giugno al 12 settembre,
nelle sale restaurate della palazzina liberty sede del Centro Matteucci e,
dal 25 settembre al 28 novembre nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di
Risparmio di Tortona. Per la prima volta a distanza di quasi mezzo secolo,
il Centro Matteucci riunisce i pezzi più preziosi e rappresentativi del
corpus moderno - e dunque essenziale - della collezione: da Fattori a
Borrani, da Signorini a Pellizza da Volpedo, da Ghiglia a Felice Casorati,
insieme a sculture di Libero Andreotti e Antonio Berti. I risultati del
lungo scavo negli archivi privati del critico consentono, finalmente, di
tracciare la fisionomia di una delle più prestigiose e rappresentative
raccolte d'arte italiana della prima metà del Novecento. Rivelando
un'esperienza collezionistica unica, non solo perché puntuale riflesso di
quei principi del classicismo neo-tradizionalista che guidavano la
disposizione critica di Ojetti, ma soprattutto perché proiezione del suo
rapporto elettivo con gli artisti prediletti, conseguenza dell'alta e
assolutamente nuova concezione del ruolo del critico d'arte. La storia delle
opere selezionate offre così l'occasione per ricostruire la vera portata, le
dinamiche e le implicazioni del ruolo di mecenate, di protettore, di guida
teorica e committente svolto da Ojetti anche attraverso l'attività pubblica.
Ripercorrere da vicino la genesi e gli svolgimenti di rapporti intensi e,
spesso, assai controversi, come quelli con Ghiglia e Andreotti; tessere la
rete articolata delle relazioni intrattenute con i colleghi giornalisti e
critici, con galleristi, antiquari e collezionisti, per meglio valutarne la
sua funzione di guida. La mostra pone, dunque, all'attenzione e alla memoria
storica una vicenda culturale e umana che non trova termini di confronto nel
panorama del tempo, aggiungendo un contributo importante all'arte e al
collezionismo italiano del primo Novecento.
Viareggio
Centro Matteucci per l'Arte Moderna
Via D'annunzio, 28
26 giugno – 12 settembre 2010
giugno-agosto
da lunedì a venerdì
17.30 - 23.30
sabato e domenica
10.00-13.00 /17.00-23.30
settembre
da lunedì a domenica
10.00-13.00 / 16.00-20.00
chiusura della biglietteria anticipata
di 30 minuti
biglietto:
intero euro 8 / ridotto euro 5
biglietto Family euro 4,5
visite guidate:
su prenotazione per gruppi non
superiori a 15 persone euro
80
Tortona
Pinacoteca Fonadazione
Cassa di Risparmio di Tortona
Palazzetto Medievale,
Corso Leoniero, 6
25 settembre – 28 novembre 2010
da martedì a sabato
15.30-19.30
domenica
14.30-20.00

http://www.finesettimana.it/scheda.asp?id_gestione=108690
http://www.centromatteucciartemoderna.it/

"I due Imperi" si confrontano
L'antica Cina e l'Impero Romano
fino al 5 settembre 2010, a Palazzo Reale di Milano
Per la prima volta in assoluto al di fuori della Cina, una mostra
consente di paragonare i due più importanti Imperi della storia: l’Impero Romano
e quello Cinese delle Dinastie Qin e Han nel periodo che va dal II sec. A.C. al
II sec. D.C. Una mostra epocale a Palazzo Reale a Milano che si realizza grazie
agli accordi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica
Italiana e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica
Popolare Cinese, dandoci la possibilità di vedere dei capolavori che non sono
mai usciti dalla Cina. Una storica opportunità, sicuramente non ripetibile.
Attraverso l’esposizione congiunta di oltre 300 capolavori, sono ricostruite le
tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi e messi
in luce aspetti della vita quotidiana, della società e della comunicazione
sociale, del culto e dell’economia. Sono messe a confronto, "in parallelo", le
testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari settori dell’arte, della scienza
e della tecnica. Oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta, si potranno
ammirare straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda,
le arti cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi
gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari
funebri appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.
L’assessorato alla Cultura del Comune di Milano presenta
un’esposizione congiunta di oltre 450 capolavori italiani e cinesi, in cui
saranno ricostruite le tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo
dei due imperi e verranno messi in luce aspetti della vita quotidiana, della
società e della comunicazione sociale, del culto e dell’economia. Sono messe a
confronto, "in parallelo", le testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari
settori dell’arte, della scienza e della tecnica.
Oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta, si potranno ammirare
straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda, le arti
cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi gruppi
statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri
appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.
"Non solo due Imperi: quello romano e quello cinese, ma anche due grandi mondi
in un ampio e importante arco temporale – spiega Massimiliano Finazzer Flory,
assessore alla Cultura del Comune di Milano. - Perché porre in dialogo due
culture che incarnano e simboleggiano Occidente e Oriente significa aprirsi alla
storia dei popoli, alle usanze, i costumi, le leggi, l’economia, il pensiero, le
arti. Attraverso un movimento che conduce all’archeologia all’antropologia. Per
scoprire, con qualche sorpresa, che le tangenze fra civiltà apparentemente
distanti non sono poche".
La rassegna, che si svolge dal 16 aprile al 5 settembre 2010, a Palazzo Reale di
Milano, è il risultato della cooperazione bilaterale tra Italia e Cina ed è
organizzata da Palazzo Reale di Milano e da MondoMostre, ed è realizzata con il
contributo di Credit Suisse. Un progetto che ha visto aprire la sua prima tappa
a Pechino, al Beijing World Art Museum (29 luglio - 4 ottobre 2009), per
l’importante occasione delle celebrazioni per il 60° Anniversario della
fondazione della Repubblica Popolare Cinese e successivamente a Luoyang, al
Luoyang Museum dal 29 ottobre 2009 al 15 gennaio 2010.
Dopo Milano la mostra inaugurerà l’Anno della Cina in Italia il prossimo 6
ottobre 2010 a Roma, alla Curia del Foro Romano e al Colosseo.Unica nel suo
genere, la mostra vede la partecipazione delle più importanti sedi museali di
Cina e Italia con quasi 50 musei coinvolti e oltre 450 oggetti. La parte
italiana della rassegna è curata dal Professor Stefano De Caro, Direttore
Generale per i Beni Archeologici del MIBAC mentre la sezione cinese è curata dal
Professor Xu Pingfang (Responsabile dell’Istituto di ricerca archeologica
dell’Accademia Cinese di Studi sociali, Direttore della Società Cinese di
Archeologia, capo editore del Yanjing Xuebao). Ben 36 sono i musei prestatori in
Cina con opere provenienti dalle province dello Shaanxi, (sede della Capitale
dell’Impero Chang’an), dello Henan, Hebei, Jiangsu, Liaoning, Hunan, Guandong,
Guanxi e dal Gansu, che concedono reperti prestigiosi, alcuni dei quali
classificati come tesori nazionali, e mai usciti prima dal territorio cinese.
Per la parte Italia, saranno protagonisti i più importanti siti e musei
archeologici nazionali.
La mostra. L’obiettivo della mostra, attraverso la visione dei capolavori dei
due Imperi, è quello di accostare, per la prima volta a un livello così alto, le
rispettive strutture sociali, investigare i rispettivi ambiti politici ed
economici, e le influenze di entrambi sulle civiltà d’Oriente e Occidente. La
rassegna intende proporre ai visitatori un confronto che, seppur mai avvenuto
concretamente e direttamente nella storia, risulta estremamente affascinante ed
interessante pur nella sua apparente impossibilità. Si vedrà come in condizioni
storiche e geografiche del tutto peculiari, due grandi culture abbiano
sviluppato esiti ora del tutto diversi, ora simili, differenti nelle forme
esterne, ma affini nella struttura funzionale. I guerrieri di terracotta, una
veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il
prezioso stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con
lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e
oro, testimoni di un florido impero cinese, e molti dei quali mai usciti fin ora
dai confini nazionali, saranno affiancati da altrettanto maestosi gruppi
statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri
appartenenti alla tradizione dell’impero romano. Seguendo un ideale percorso
storico-artistico realizzato per tappe tematiche, l'esposizione presenta,
dunque, l'evoluzione della civiltà cinese in quel periodo di grande complessità
e splendore, in cui si plasmò e consolidò il primo grande impero e la capillare
struttura amministrativa che ha avuto continuità per oltre ventuno secoli.
Contemporaneamente, agli antipodi dell'Eurasia, Roma, nella sua epoca imperiale,
rappresentava in assoluto la potenza dominante a livello politico, economico e
militare nel mondo civilizzato occidentale, divenendo epicentro, altresì, della
produzione artistica e culturale.
Le dinastie Qin e Han e l’Impero Romano, avendo avuto un ruolo di assoluta e
indiscussa importanza nell’antichità, hanno gettato le basi di strutture
politiche e sociali valide ancora oggi, stabilendo regole capaci di influenzare
fortemente la storia dei secoli successivi. Agli inizi della nostra era, e per
pressappoco i due secoli successivi, circa la metà dell’umanità si è venuta a
trovare sotto il controllo di uno dei due grandi poteri: l’Impero Romano e
l’Impero Han, ai poli opposti dell’Eurasia. Due Imperi di pari dimensione
(controllavano direttamente circa quattro milioni di chilometri quadrati di
territorio) e pari popolazione (circa 50-60 milioni di abitanti) con burocrazie
simili, divisi in un numero paragonabile di entità amministrative, con strutture
militari enormi, capaci di imporre il rispetto ai vicini oppure di
assoggettarli. Entrambi si consideravano al centro del mondo, di tutto il mondo,
rispettivamente dell’Orbis Terrarum e del Tianxia (tutto quello che sta sotto il
Cielo). Entrambi furono travolti da invasioni di popoli che consideravano
"barbari".
Impero romano e impero cinese: le radici del confronto.
La Storia della Dinastia Han
Occidentale riporta i costumi di Da Qin, o "Grande Cina", un regno vicino alla
estremità occidentale della terra. I suoi abitanti erano alti e avevano la testa
rasata, indossavano abiti ricamati, piantavano alberi di gelso per i bachi da
seta ed "il loro sovrano occupava cinque palazzi le cui colonne erano realizzate
in cristallo di vetro." Il fatto che queste caratteristiche non abbiano alcuna
somiglianza riconoscibile con l'Impero romano come noi lo conosciamo potrebbe
avere qualcosa a che fare con il fatto che l'accesso a questo paese remoto fosse
bloccato da molti leoni e tigri feroci, che attaccavano i viaggiatori e sono
sempre divorati se in numero inferiore ad un centinaio di uomini armati. Gli
osservatori romani erano di fronte una situazione simile: per loro, l’estremità
orientale dell'Asia era non di facile accesso; pochi uomini vengono da lì, e
raramente. Questo ha reso difficile per visitare quelli che Orazio chiamava i
Seres o "Uomini della Seta", che vivevano per più di duecento anni, che Plinio
descrive occupati a raschiare la seta dagli alberi, avevano gli occhi azzurri e
i capelli rossicci (rutulis comis, caeruluis oculis). Il fatto straordinario è
che, se non fosse stato per la difficoltà di comunicazione la crescita di un
servizio civile proto burocratico; differenze nelle organizzazioni provinciali
eclissate dalla centralizzazione del controllo governativo; una massiccia
espansione dell'offerta di moneta tramite unforza dei legami clientelari tesi a
indebolire l'autorità dello Stato; i falliti tentativi di riforma agraria ed i
successivi disordini rurali; una unificazione ideologica attraverso progetti di
architettura monumentale, riti religiosi; la creazione di una cultura di élite
omogenea e di un corpus di classici; l'emergere di una élite omogenea e di un
corpus di classici; l'emergere di una storiografia centrata sulla Corte
Imperiale; ideologie e diritto imperiali sostenute da poteri trascendenti e,
all’emergere di concetti etici e di salvezza individuali rispetto ai valori
della comunità. Ma essi avrebbero anche potuto riflettere sul significato delle
differenze evidenti, come ad esempio lo sfondo repubblicano dello stato romano,
il peso relativo dei proprietari terrieri e dei funzionari dipendenti dal
governo imperiale, le funzioni e l’importanza del lavoro degli schiavi, il grado
di autonomia del potere militare; l'inesistenza, nell’impero Han, di
un’equivalente del diritto civile romano ma anche l’assenza, a Roma, di una
stabilità dinastica simile a quella cinese o di una filosofia confuciana
legalista su cui fondare l'autorità dello Stato e la sua legittimità.
Ma purtroppo le distanze erano troppo grandi per permettere questo tipo di
confronti: la rotta terrestre da Chang'an alla costa mediterranea si snodava
attraverso 7.000 km di steppe e montagne, mentre anche la via più diretta via
mare dall'Egitto al Vietnam misura quasi 12.000 km. Così alla fine per entrambi
gli imperi, la conoscenza empirica della controparte rimase confinata alle merci
che venivano portate da intrepidi intermediari: seta, giada e oggetti in ferro
provenienti dalla Cina, biancheria, vetro, gesso dal Mediterraneo.
Il catalogo, curato da Stefano de Caro e Maurizio Scarpari, è pubblicato da
24ORE Motta Cultura.
Ufficio Stampa MondoMostre:
Antonella Fiori – 066893806 – 3472526982
–antonellafiori@mondomostre.it
Rossano Borraccini – 066893806 –3462396029
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Federica Mariani – 066893806 –
ufficiostampa@mondomostre.it
Ufficio Stampa Comune di Milano:
Francesca Cassani – 0288450177 –
francesca.cassani@comune.milano.it
biglietti: € 9,00; Riduzioni: € 7,50; ridotto speciale € 4,50
Prenotazione: Facoltativa; Url prenotazioni:
www.ticket.it/imperi
Orario: lunedì, dalle ore 14,30 alle 19,30; martedì, mercoledì, venerdì e
domenica dalle ore 9,30 alle 19,
telefono evento: +39 0254911
PALAZZO REALE
Piazza Del Duomo 12
20122 MILANO
Tel. +39 02875672 -
www.comune.milano.it/palazzoreale/
dal TGCOM


Nell'ambito dell'evento "Arte e musica a Villa Arbusto: dal Barocco storico alla Metafisica
barocca di Giorgio de Chirico", promosso e organizzato dal Comune di Lacco Ameno con il
fondamentale contributo della Regione Campania, dal 5 giugno al 18 luglio, il Complesso
Museale di Villa Arbusto, già sede dal 1999 del Museo Civico Archeologico di Pithecusae,
ospiterà un'importante mostra di dipinti e sculture del celebre e geniale artista
Giorgio de
Chirico (Volos - Grecia 1888 – Roma 1978). La Villetta detta Gingerò metterà in luce ben 33
opere di cui 5 sculture e 28 quadri della collezione Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico nelle
tre sale espositive. L'organizzazione generale dell'evento è coordinata, per conto dell'ente
comunale, dal dott. Gennaro De Siano e della dott.ssa Stefania Iapino, mentre l'allestimento e
la realizzazione della mostra sono curati dalla Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico e dal prof.
Paolo Picozza, Presidente della Fondazione, e dalla dott.ssa Katherine Robinson,
responsabile della curatela scientifica. Il titolo dell'esposizione, "De Chirico all'orizzonte.
Un'odissea di luce e idee", focalizza il rapporto di de Chirico con la cultura omerica e greca, e
l'ambito fisico del Mediterraneo, costellato di isole e di rive rocciose, di viaggi e di scoperte,
grande bacino di storia e cultura che ha esercitato un ruolo decisivo nella formazione e
nell'evoluzione spirituale e materiale dell'artista. L'espressione "all'orizzonte" richiama l'identità
insulare di Ischia e annuncia la mostra come fosse l'arrivo dello stesso de Chirico sull'isola per
soggiornarci e raccontare "l'odissea" della sua arte attraverso le opere in mostra. Una
sorprendente memoria del mondo antico, i luoghi luminosi della natura e la geniale intuizione
del Pictor Optimus danno vita ai Cavalli in riva al mare, Le bagnanti, Le vite silenti e i quadri
della stagione Neometafisica degli anni 1960-70, che identificano non solo il forte legame con il
mondo mediterraneo, ma anche il punto di osservazione dell'artista sul mare come simbolo
dell'ignoto e del viaggio.
DE CHIRICO
ALL'ORIZZONTE
UN' ODISSEA DI
LUCE E IDEE
Mostra a cura della
Fondazione Giorgio ed Isa
de Chirico
COMPLESSO MUSEALE DI VILLA ARBUSTO
Lacco Ameno (Na)
5 GIUGNO - 18 LUGLIO
2010

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